Dopo un po’ di attesa, come le cartoline delle vacanze estive che immancabilmente arrivavano ad autunno inoltrato, sono arrivate le interviste (che presto pubblicheremo nella nostra web-tv) raccolte alla Prima Biennale dello Spazio Pubblico, organizzata dall INU, a Roma dal 12 al 14 maggio scorso.
Una biennale che ha ridotto al minimo le formalità, a partire dalla sede, le aule della facoltà di Architettura di Roma3 in pieno cantiere; per cui sono stati pochissimi gli inviti ufficiali, ed i mezzi e tanto il volontariato. Una volontà di partecipare che ha stupito gli stessi organizzatori della segreteria tecnica, che puntavano alla metà dell’affluenza verificatasi, confessando di non aver voluto spingere troppo sul fronte diffussione mediatica, per timore di non poter gestire grandi affluenze. Ma l’evento che Mario Spada da affettuosamente defino “Woodstock dello Spazio Pubblico” ha funzionato nonostante il caldo, la polvere ed il rumore.
Durante lo scorso mese di marzo, ho avuto il piacere di partecipare all’evento Architects meet in Selinunte, organizado in Sicilia dall’ Associazione Italiana di Architettura e Critica (AIAC). In quella occasione ho avuto modo di conocere diverse persone e progetti veramente interessanti. Tra questi voglio evidenziare il progetto “Bene Collettivo” di Palermo di cui mi parlarono Fabio e Cinzia, ai quali mando un saluto da Madrid.
Il Comitato per il Bene Collettivo Sicilia è uno strumento di sensibilizzazione e di azione (conoscere, vigilare, proporre, partecipare) creato dai cittadini per riorganizzare, in direzione del “Bene Collettivo”, la comunità Sicilia relativamente alla gestione e all’amministrazione dei suoi beni comuni.
L’azione si concentra su una piccola porzione della vasta Piazza del Popolo: piccola perché non è la quantità di spazio a fare la differenza, ma l’intensità con cui pochi metri quadri vengono utilizzati.
Il lancio contemporaneo di 753 palloncini rossi (numero non casuale, visto che la fondazione di Roma risale proprio al 753 A.C) intende produrre un cortocircuito temporale durante il monotono viavai in una delle piazze più simboliche della capitale.
Oggi vi presentiamo una straordinaria iniziativa che sta creando nuove opportunità per migliorare attività sociali e reti di collaborazione in un municipio della Capitale. Si tratta del progetto “Vivere il Municipio Roma 6″, basato su una mappa interattiva online, che nasce con l’obiettivo di far conoscere e mettere in rete associazioni, attività commerciali, realtà produttive ed artistiche, attività legate al benessere, all’enogastronomia e all’ospitalità, luoghi d’interesse presenti nel Municipio Roma 6. La costruzione comune di questa mappa vuole stimolare la partecipazione degli abitanti al fine di condividere le risorse creative, socio-economiche, storico-culturali, naturalistiche ed archeologiche del territorio anche al di là dei suoi confini. Questo spazio collaborativo permette di scambiare varie informazioni ed esperienze, caricare foto e video e si configura come un geoblog, capace di creare conoscenza, collaborazione ed attivismo locale.
L’Istituto Nazionale di Urbanistica (Commissione “Urbanistica partecipata e comunicativa”), l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), la Facoltà di Architettura di Roma Tre, e “Il giornale dell’Architettura” in collaborazione con l’Ordine degli architetti e la Casa dell’Architettura di Roma nell’ambito della 1° Biennale dello Spazio pubblico promuovono un concorso nazionale rivolto a progettisti, singoli o associati, che si sono distinti nella progettazione di spazi pubblici utilizzando metodi di coinvolgimento dei cittadini e degli stakeholders locali.
Il Concorso si prefigge di documentare e promuovere le buone pratiche di progettazione partecipata che hanno contribuito o potranno contribuire alla realizzazione di spazi pubblici di qualità.
Roma come Parigi, Londra, Madrid e altre capitali europee. Aree verdi abbandonate o parchi in cattivo stato di manutenzione, in centro e in periferia, sono il campo di sperimentazione di un nuovo modello di spazio pubblico di relazione a contatto con la natura che caratterizza l’ultima stagione dell’urbanistica romana. Cittadini e associazioni si mettono insieme per recuperare questi spazi abbandonati per piccoli orti urbani, aree gioco e ambiti dove camminare, riposarsi o semplicemente parlare. Sono oltre 100 siti. 65 censiti dal Comune di Roma come orti spontanei, e altri 50 censiti da studioUAP nella mappa interattiva disponibile on line “Zappata romana” (http://www.urbanarchitectureproject.org/).
I Park Art è un progetto di guerrilla creativa urbana che promuove la ri-appropriazione dello spazio pubblico attraverso l’azione artistica.
“ L‘idea si basa sull’offerta temporanea di uno spazio espositivo in una parte circoscritta della città, e si traduce nell‘ occupazione temporanea di un parcheggio pubblico, utilizzato non al fine di far sostare un auto bensì per esporre un’ opera. Elemento base è l‘utilizzo a tale scopo di un parcheggio a pagamento: tramite il pedaggio si stipula difatti un contratto che prevede l’occupazione temporanea di una data porzione di suolo, formalmente adibita a parcheggio auto, ma per la quale la norma non dichiara esplicitamente quale debba essere “l‘oggetto” da parcheggiare.
L’operazione quindi legalizza l‘occupazione temporanea di un’area veicolare e I Park Art la adibisce a spazio creativo. L’ esigenza nasce dall‘ analisi della città contemporanea che vede sempre più, da parte delle automobili, l’occupazione massiva del suolo: attraverso l’utilizzo di parte di questo spazio, per esposizioni artistiche temporanee, si amplifica la possibilità di sviluppare quel fenomeno che la sociologia urbana definisce serendipity, la capacità cioè di suscitare stupore davanti a qualcosa di inaspettato.
El sabato 20 Marzo 2010 nelle strade del Pigneto il cottettivo “Orizzontale” ha organizzato una manifestazione-evento per la riscoperta dello spazio pubblico.
Il quartiere del Pigneto si caratterizza per essere una delle realtà più dinamiche della situazione romana. Periferia storica di Roma, a causa della progressiva espansione della vita della città fuori dal centro, il quartiere è stato interessato negli ultimi anni da profondi sconvolgimenti che vedono la sostituzione della popolazione storica con nuove categorie di abitanti, nello specifico studenti, giovani lavoratori e migranti. A fronte di una massiccia riqualificazione della zona più vicina al centro, interessata da pesanti interventi di riqualificazione speculativa accompagnati dalla creazione di un’isola pedonale e dalla nascita di numerose attività commerciali di livello comunale, la restante parte del quartiere è quasi completamente priva di nuovi servizi e di interventi di riqualificazione, nonostante accolga la stragrande maggioranza degli abitanti.
In questa parte di città, così vicina alle nuove dinamiche della vita romana eppure apparentemente abbandonata a sé stessa, Orizzontale decide di organizzare un evento della durata di un giorno, con l’obiettivo di proporre nel quartiere una nuova visione dello spazio pubblico. L’obiettivo è quello di far scaturire una riflessione sullo spazio pubblico e di coinvolgere la cittadinanza in una piccola manifestazione di sensibilizzazione e di scambio. Il principale obiettivo in questo senso è stato quello di instaurare un dialogo, seppur effimero, con gli abitanti del quartiere, per parlare direttamente con loro dei problemi individuati, verificare le nostre ipotesi, e inventare insieme dei percorsi condivisi.
I soggetti che sono stati coinvolti nel progetto sono, oltre ai membri del collettivo:
- lo studio di architettura Officina Fortebraccio e la Casa dell’Architettura di Roma, che hanno concesso di ri-utilizzare il materiale usato nell’allestimento di un’esposizione;
- il Sesto Municipio di Roma, che ha gentilmente concesso l’occupazione dello spazio pubblico in questione;
- CSOA “exSnia“, che ha ospitato fornendoci gli spazi per lo stoccaggio e l’assemblaggio degli arredi e dei giochi;
- le associazioni che operano sul territorio, in particolare il Comitato di Quartiere del Pigneto, che ha aiutato nella divulgazione dell’iniziativa tra gli abitanti;
- gli abitanti del quartiere, che sono intervenuti numerosi, confermando l’importanza del tema e garantendo in questo modo la riuscita del nostro progetto.
Aspetto economico
L’iniziativa è stata programmata e portata a termine interamente a costo zero, grazie all’occasione concessaci dalla disponibilità del materiale di base (cartone) e dalla disponibilità del Sesto Municipio il quale ha esonerato a “Orizzontale”, riconoscendo la specificità della situazione, dal pagamento delle tasse sull’occupazione del suolo.
Fondamentale da questo punto di vista è stata anche la presenza sul territorio e la disponibilità della struttura autogestita “exSnia”, che ha offerto l’opportunità di conservare il materiale e lavorare alla costruzione delle strutture utilizzate. Il materiale principale, i cartoni, provengono dall’allestimento di una esposizione, alla fine della quale, nonostante si trovassero ancora in ottime condizioni, dovevano essere gettati al macero.; ottima possibilità di utilizzare questo eccezionale materiale re-inventando un uso possibile e senza dover affrontare né costi finanziari, né, ancor più importante, costi ambientali.
Principi
L’architetto, soprattutto quando opera a scala urbana, si trova a lavorare all’interno di scenari che presentano un forte tasso di immobilità. Questa caratteristica risulta spesso essere il primo e più importante problema di coloro i quali si propongono di affermare diverse visioni dello spazio urbano e di proporre un cambiamento.
I sistemi urbani, con le loro burocrazie e le produzioni discorsive che li investono, presentano sempre un’altissima inerzia, e sembrano resistere in modo molto rigido al cambiamento, soprattutto quando questo si delinea come controtendenza rispetto al processo globale di individualizzazione dell’esistenza e sparizione degli spazi pubblici e collettivi.
L’obiettivo del collettivo “Orizzontale” è intervenire in questo panorama ribaltando l’approccio. Per quanto gli obiettivi materiali possono sembrare a prima vista limitati, la grande differenza con le procedure standard, incentrate in massima parte sul momento del progetto, consiste nello spostare il baricentro verso l’azione e la realizzazione.
Fasi
Le fasi che hanno caratterizzato il processo sono principalmente l’individuazione del luogo, il reperimento di contatti sul territorio, il reperimento del materiale, l’attivazione di dinamiche ludiche e giocose per la produzione delle strutture in cartone, l’attivazione di un canale istituzionale presso il Municipio, la pubblicizzazione, l’azione vera e propria ed un momento finale di riflessione e di narrazione multimediale dell’esperienza.
Partecipazione Pubblica
Il metodo adottato fa della partecipazione la sua cifra caratteristica, spingendosi un passo oltre rispetto alle pratiche correnti nel mondo della progettazione e ri-progettazione della città. Infatti mentre queste si articolano attorno al tema della partecipazione da parte degli utenti al processo di progettazione eseguito dai tecnici, in questo caso si vuole sperimentare la partecipazione dei tecnici alla vita dei cittadini. Trovandosi ad operare nella città piuttosto che su di essa, si raggiunge l’obiettivo di acquisire conoscenze ed esperienze completamente diverse sul tema dello spazio urbano e di sviluppare una visione radicalmente nuova dello spazio pubblico sul quale ci si propone di operare. L’esperienza diretta diventa allora il cavallo di battaglia, e si raddoppia, trasformandosi in una reciproca esperienza sia de tecnici che degli abitanti della città.
Risultati
I risultati dell’iniziativa sono stati ampiamente soddisfacenti. Innanzitutto per quanto riguarda l’obiettivo diretto dell’azione: lo spazio, normalmente adibito al parcheggio abusivo di motorini, a distanza di tre settimane non è ancora ricaduto in questa distorsione funzionale. Questo fa sperare in un “riorientamento gestaltico” avvenuto nella visione degli abitanti del quartiere.Per quanto riguarda la nostra crescita personale il progetto ha raggiunto, oltre alla formazione del collettivo stesso, la creazione di un importante network di persone con comuni interessi e desiderio di lavorare sui medesimi temi.Dal punto di vista specificamente architettonico per noi è stata un’esperienza di inestimabile valore dal momento che ci ha dato la possibilità di interagire direttamente con la città e non, come accade di solito, con una molteplicità di sue rappresentazioni.
Durante l’ultimo workshop che Ecosistema Urbano ha coordinato a Roma su invito del Istituto Europeo di Design ho avuto il piacere di conoscere una interessantissima iniziativa animato da persone con una enorme energia e una straordianria voglia di “mettere mano” ad una città praticamente immobile come è Roma.
Si tratta di un’iniziativa promossa da: Orizzontale – collettivo di azione metropolitana
Sabato 20 Marzo 2010 dalle 9.00 alle 19.00
Incrocio tra via Alberto da Giussano e via Conte di Carmagnola, Pigneto, Roma
Un cronista dall’aria assai importante chiede in sala stampa, in occasione dell’ennesima visita del Cavaliere. ”Ma c’è qualcuno che vive ancora dentro le tende?”. Un suo collega-sfollato si avvale della facoltà di non rispondere. Il terremoto aquilano, il più ripreso e fotografato nella storia, diventa nella cruciale fase della ricostruzione, una equivoca fiction televisiva. Con il rischio che tutti i problemi saranno risolti, e tutti gli sfollati non saranno più tali, allorchè il 50% per cento più uno dei telespettatori sarà convinto di ciò.
A Roma, a fine maggio, per il sesto anno consecutivo migliaia di ciclisti provenienti da tutto il mondo si incontreranno per pedalare insieme. Dal 29 al 31 maggio si terrà la Critical Mass “Interplanetaria”, la “Ciemmona”. La città sarà invasa dai colori, dai suoni e dai campanelli dell’evento più gioioso e critico dei ciclisti urbani di tutto il mondo, a cui quest’anno si è affiancata la “Criticona “, una critical mass internazionale che si tiene a Madrid.
La città di Potenza nei prossimi anni potrebbe essere circondata da una ”Green way”, un percorso verde e pedonale che collegherà i parchi urbani, le aree fluviali e le zone rurali, per un totale di 150 ettari e con una previsione di spesa tra i dieci e i 15 milioni di euro, da recuperare con la programmazione Por 2007-2013.
Il concetto di ”via verde” è stato utilizzato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1987, come rete di accesso ai parchi dalle città, e successivamente sviluppato in Europa. Il percorso potentino si snoda attraverso due zone fondamentali per la città: il parco fluviale del Basento, sulle rive del fiume che attraversa l’area meridionale di Potenza, e i parchi a nord del capoluogo.
Il progetto ne prevede la riqualificazione, a cui si aggiungeranno spazi per i servizi ai cittadini, aree ludiche e sportive e centri per esposizioni e mostre all’interno di ogni parco. I collegamenti saranno realizzati utilizzando percorsi pedonali, ferrovie dismesse e strade rurali.