E’ da quando siamo tornati dall’esperienza a Madrid che ci interroghiamo sul continuo migrare degli architetti italiani all’estero
Mi|gra|zió|ne s.f.
1 CO il migrare e il suo risultato
2a TS antrop., spostamento da un luogo a un altro di un popolo, di una nazione, di una tribù alla ricerca di migliori condizioni di vita
2b TS sociol., emigrazione, provvisoria o definitiva, da un luogo a un altro di una parte significativa della popolazione attiva, causato da ragioni economiche
3 TS zool., spostamento compiuto da alcune specie animali e determinato da vicende stagionali, necessità alimentari o riproduttive.
[def. dizionario De Mauro]
Visto il successo di questa rubrica siamo stati invitati dalla rivista Krill [Lupo Editore] a pubblicare le interviste, comparse fino a questo momento sul blog di ecosistemaurbano, all’interno del secondo numero che ha come tema “la Fuga”. Con grande piacere abbiamo messo a disposizione il materiale raccolto per questo progetto dal tema così attuale.
La parola fuga risuona da ogni parte. Fughe sono gli spostamenti, le migrazioni di uomini e donne. Ogni viaggio, come ogni atto creativo è, in un certo senso un fuggir via.Intanto nel quotidiano, ciascuno è impegnato nella ricerca delle proprie personali evasioni, sebbene il nostro mondo non sembra più prospettare alcun altrove… tutto lascia pensare che siamo in costante, spasmodica ricerca della luce verde con la scritta escape.
Ecosistema Urbano partecipa all’interessante evento che partirà fra soli tre giorni a Roma. Si tratta della Festa dell’Architettura di Roma “Index Urbis” a cura di Francesco Garofalo, e patrocinata dall’Istituto Nazionale di ArchitetturaIN/ARCH Lazio .
I Park Art è un progetto di guerrilla creativa urbana che promuove la ri-appropriazione dello spazio pubblico attraverso l’azione artistica.
“ L‘idea si basa sull’offerta temporanea di uno spazio espositivo in una parte circoscritta della città, e si traduce nell‘ occupazione temporanea di un parcheggio pubblico, utilizzato non al fine di far sostare un auto bensì per esporre un’ opera. Elemento base è l‘utilizzo a tale scopo di un parcheggio a pagamento: tramite il pedaggio si stipula difatti un contratto che prevede l’occupazione temporanea di una data porzione di suolo, formalmente adibita a parcheggio auto, ma per la quale la norma non dichiara esplicitamente quale debba essere “l‘oggetto” da parcheggiare.
L’operazione quindi legalizza l‘occupazione temporanea di un’area veicolare e I Park Art la adibisce a spazio creativo. L’ esigenza nasce dall‘ analisi della città contemporanea che vede sempre più, da parte delle automobili, l’occupazione massiva del suolo: attraverso l’utilizzo di parte di questo spazio, per esposizioni artistiche temporanee, si amplifica la possibilità di sviluppare quel fenomeno che la sociologia urbana definisce serendipity, la capacità cioè di suscitare stupore davanti a qualcosa di inaspettato.
E’ da quando siamo tornati dall’esperienza a Madrid che ci interroghiamo sul continuo migrare degli architetti italiani all’estero
Mi|gra|zió|ne s.f.
1 CO il migrare e il suo risultato
2a TS antrop., spostamento da un luogo a un altro di un popolo, di una nazione, di una tribù alla ricerca di migliori condizioni di vita
2b TS sociol., emigrazione, provvisoria o definitiva, da un luogo a un altro di una parte significativa della popolazione attiva, causato da ragioni economiche
3 TS zool., spostamento compiuto da alcune specie animali e determinato da vicende stagionali, necessità alimentari o riproduttive.
[def. dizionario De Mauro]
Partendo da questa definizione pubblichiamo di seguito l’intervista allo studio fondaARIUS
El sabato 20 Marzo 2010 nelle strade del Pigneto il cottettivo “Orizzontale” ha organizzato una manifestazione-evento per la riscoperta dello spazio pubblico.
Il quartiere del Pigneto si caratterizza per essere una delle realtà più dinamiche della situazione romana. Periferia storica di Roma, a causa della progressiva espansione della vita della città fuori dal centro, il quartiere è stato interessato negli ultimi anni da profondi sconvolgimenti che vedono la sostituzione della popolazione storica con nuove categorie di abitanti, nello specifico studenti, giovani lavoratori e migranti. A fronte di una massiccia riqualificazione della zona più vicina al centro, interessata da pesanti interventi di riqualificazione speculativa accompagnati dalla creazione di un’isola pedonale e dalla nascita di numerose attività commerciali di livello comunale, la restante parte del quartiere è quasi completamente priva di nuovi servizi e di interventi di riqualificazione, nonostante accolga la stragrande maggioranza degli abitanti.
In questa parte di città, così vicina alle nuove dinamiche della vita romana eppure apparentemente abbandonata a sé stessa, Orizzontale decide di organizzare un evento della durata di un giorno, con l’obiettivo di proporre nel quartiere una nuova visione dello spazio pubblico. L’obiettivo è quello di far scaturire una riflessione sullo spazio pubblico e di coinvolgere la cittadinanza in una piccola manifestazione di sensibilizzazione e di scambio. Il principale obiettivo in questo senso è stato quello di instaurare un dialogo, seppur effimero, con gli abitanti del quartiere, per parlare direttamente con loro dei problemi individuati, verificare le nostre ipotesi, e inventare insieme dei percorsi condivisi.
I soggetti che sono stati coinvolti nel progetto sono, oltre ai membri del collettivo:
- lo studio di architettura Officina Fortebraccio e la Casa dell’Architettura di Roma, che hanno concesso di ri-utilizzare il materiale usato nell’allestimento di un’esposizione;
- il Sesto Municipio di Roma, che ha gentilmente concesso l’occupazione dello spazio pubblico in questione;
- CSOA “exSnia“, che ha ospitato fornendoci gli spazi per lo stoccaggio e l’assemblaggio degli arredi e dei giochi;
- le associazioni che operano sul territorio, in particolare il Comitato di Quartiere del Pigneto, che ha aiutato nella divulgazione dell’iniziativa tra gli abitanti;
- gli abitanti del quartiere, che sono intervenuti numerosi, confermando l’importanza del tema e garantendo in questo modo la riuscita del nostro progetto.
Aspetto economico
L’iniziativa è stata programmata e portata a termine interamente a costo zero, grazie all’occasione concessaci dalla disponibilità del materiale di base (cartone) e dalla disponibilità del Sesto Municipio il quale ha esonerato a “Orizzontale”, riconoscendo la specificità della situazione, dal pagamento delle tasse sull’occupazione del suolo.
Fondamentale da questo punto di vista è stata anche la presenza sul territorio e la disponibilità della struttura autogestita “exSnia”, che ha offerto l’opportunità di conservare il materiale e lavorare alla costruzione delle strutture utilizzate. Il materiale principale, i cartoni, provengono dall’allestimento di una esposizione, alla fine della quale, nonostante si trovassero ancora in ottime condizioni, dovevano essere gettati al macero.; ottima possibilità di utilizzare questo eccezionale materiale re-inventando un uso possibile e senza dover affrontare né costi finanziari, né, ancor più importante, costi ambientali.
Principi
L’architetto, soprattutto quando opera a scala urbana, si trova a lavorare all’interno di scenari che presentano un forte tasso di immobilità. Questa caratteristica risulta spesso essere il primo e più importante problema di coloro i quali si propongono di affermare diverse visioni dello spazio urbano e di proporre un cambiamento.
I sistemi urbani, con le loro burocrazie e le produzioni discorsive che li investono, presentano sempre un’altissima inerzia, e sembrano resistere in modo molto rigido al cambiamento, soprattutto quando questo si delinea come controtendenza rispetto al processo globale di individualizzazione dell’esistenza e sparizione degli spazi pubblici e collettivi.
L’obiettivo del collettivo “Orizzontale” è intervenire in questo panorama ribaltando l’approccio. Per quanto gli obiettivi materiali possono sembrare a prima vista limitati, la grande differenza con le procedure standard, incentrate in massima parte sul momento del progetto, consiste nello spostare il baricentro verso l’azione e la realizzazione.
Fasi
Le fasi che hanno caratterizzato il processo sono principalmente l’individuazione del luogo, il reperimento di contatti sul territorio, il reperimento del materiale, l’attivazione di dinamiche ludiche e giocose per la produzione delle strutture in cartone, l’attivazione di un canale istituzionale presso il Municipio, la pubblicizzazione, l’azione vera e propria ed un momento finale di riflessione e di narrazione multimediale dell’esperienza.
Partecipazione Pubblica
Il metodo adottato fa della partecipazione la sua cifra caratteristica, spingendosi un passo oltre rispetto alle pratiche correnti nel mondo della progettazione e ri-progettazione della città. Infatti mentre queste si articolano attorno al tema della partecipazione da parte degli utenti al processo di progettazione eseguito dai tecnici, in questo caso si vuole sperimentare la partecipazione dei tecnici alla vita dei cittadini. Trovandosi ad operare nella città piuttosto che su di essa, si raggiunge l’obiettivo di acquisire conoscenze ed esperienze completamente diverse sul tema dello spazio urbano e di sviluppare una visione radicalmente nuova dello spazio pubblico sul quale ci si propone di operare. L’esperienza diretta diventa allora il cavallo di battaglia, e si raddoppia, trasformandosi in una reciproca esperienza sia de tecnici che degli abitanti della città.
Risultati
I risultati dell’iniziativa sono stati ampiamente soddisfacenti. Innanzitutto per quanto riguarda l’obiettivo diretto dell’azione: lo spazio, normalmente adibito al parcheggio abusivo di motorini, a distanza di tre settimane non è ancora ricaduto in questa distorsione funzionale. Questo fa sperare in un “riorientamento gestaltico” avvenuto nella visione degli abitanti del quartiere.Per quanto riguarda la nostra crescita personale il progetto ha raggiunto, oltre alla formazione del collettivo stesso, la creazione di un importante network di persone con comuni interessi e desiderio di lavorare sui medesimi temi.Dal punto di vista specificamente architettonico per noi è stata un’esperienza di inestimabile valore dal momento che ci ha dato la possibilità di interagire direttamente con la città e non, come accade di solito, con una molteplicità di sue rappresentazioni.
Dopo il successo del primo numero uscito durante la scorsa estate, FFF torna ad alimentare nuovi visioni culturali e scenari progettuali alternativi per Firenze. Come la bistecca che campeggia sulla copertina, FFF “è al sangue!”, in libreria e adesso anche in edicola.
City Room é il marchio che gli studenti dello IED di Roma hanno creato durante il workshop diretto da Ecosistema Urbano (Domenico Di Siena).
Il titolo del workshop era: Roma Città Open Source - Rimettiamo “in gioco” il codice di programmazione della città aperto alla partecipazione di tutti i cittadini.
La presentazione del workshop: Il workshop sará un momento di riflessione, di proposta e soprattutto di azione, sugli spazi pubblici della città abbandonati e dimenticati; in particolare si presterà attenzione agli aspetti della mobilità, della gestione dei residui, dell’ acqua, dell’ energia, dell’ educazione ambientale e delle reti sociali esistenti in loco.
Promuoveremo azioni nel tessuto urbano consolidato, dove “piccole proposte” possono generare grandi cambiamenti e aumentare la complessità urbana. L’obiettivo del workshop sará dare vita ad azioni capaci di rivitalizzare uno spazio pubblico urbano coinvolgendo nel contempo gli abitanti del luogo. In questo modo si gettano le basi per una città dove i cittadini abbiano un ruolo attivo nella creazione dello spazio pubblico e nei processi di decisione locale.
Al via la seconda edizione di Ecopolis, la manifestazione internazionale dedicata ai temi dell’ambiente urbano e della sostenibilità, promossa da Fiera Roma e dalla Camera di Commercio di Roma, con il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico, del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e di Unioncamere, e con l’adesione del Presidente della Repubblica.
Per sottolineare la sua missione, quest’anno Ecopolis si svolge in partnership con il Premio Impresa Ambiente, il più alto riconoscimento italiano per le imprese private e pubbliche che si siano distinte in un’ottica di Sviluppo Sostenibile, Rispetto Ambientale e Responsabilità Sociale, quest’anno alla sua quarta edizione.
Durante l’ultimo workshop che Ecosistema Urbano ha coordinato a Roma su invito del Istituto Europeo di Design ho avuto il piacere di conoscere una interessantissima iniziativa animato da persone con una enorme energia e una straordianria voglia di “mettere mano” ad una città praticamente immobile come è Roma.
Si tratta di un’iniziativa promossa da: Orizzontale – collettivo di azione metropolitana
Sabato 20 Marzo 2010 dalle 9.00 alle 19.00
Incrocio tra via Alberto da Giussano e via Conte di Carmagnola, Pigneto, Roma
Dal 22 al 26 febbraio 2010 sarò a Roma per un workshop presso la sede IED.
Il workshop sará un momento di riflessione, di proposta e soprattutto di azione, sugli spazi pubblici della città abbandonati e dimenticati; in particolare si presterà attenzione agli aspetti della mobilità, della gestione dei residui, dell’ acqua, dell’ energia, dell’ educazione ambientale e delle reti sociali esistenti in loco.
Gli utenti del social network Twitter seguono quatidianamente una serie di regole non scritte. Tra le più conosciute ce n`è una che moltissimi utenti seguono tutti i venerdi e che chiamiamo #followfriday: consiste nel suggerire ai propri seguitori (followers) altri utenti che si considera interessanti e quindi aggregabili come amici.
Qualche tempo fa il nostro amico Francesco inventó il #followarch, che non é altro che lo stesso concetto del #followfriday però limitado al mondo dell’architettura.
Da qualche settimana abbiamo attivato una nuova categoria di questo blog che chiamiamo #followarch.
Il nostro primo #followarch italiano lo dedichiamo a VLZ+ fondato da Federico Verderosa con altri due colleghi architetti nel 1998, in un piccolo centro dell’Alta Irpinia.
“Sensible scape – La performatività del design alla scala urbana e territoriale” è il titolo dell’iniziativa, a cura della Facoltà di Architettura della Seconda Università degli Studi di Napoli. L’appuntamento è in programma il 13 gennaio dalle ore 9.30 nella sala conferenze del Belvedere di San Leucio e rientra nel progetto “Le luci e la pietra. San Leucio Design Lab 2009”.
Il Convegno è organizzato in due sessioni. In mattinata è previsto l’intervento di relatori di fama internazionale che illustreranno il loro approccio al progetto di design. Tra gli ospiti, insieme a Pascal Amphoux (Università di Nantes), Jurgen Bey (NL), Andrea Branzi, Stefano Mirti (Id-Lab) ci sará anche Jose Luis Vallejo (ore 12:00) in rappresentanza del nostro studio.
E’ da quando siamo tornati dall’esperienza a Madrid che ci interroghiamo sul continuo migrare degli architetti italiani all’estero
Mi|gra|zió|ne s.f.
1 CO il migrare e il suo risultato
2a TS antrop., spostamento da un luogo a un altro di un popolo, di una nazione, di una tribù alla ricerca di migliori condizioni di vita
2b TS sociol., emigrazione, provvisoria o definitiva, da un luogo a un altro di una parte significativa della popolazione attiva, causato da ragioni economiche
3 TS zool., spostamento compiuto da alcune specie animali e determinato da vicende stagionali, necessità alimentari o riproduttive.
[def. dizionario De Mauro]
Partendo da questa definizione pubblichiamo di seguito l’intervista allo studio Self Arquitectura
In che paese vi trovate? Spagna. Da quanti anni? 12. da quante persone è composto il vostro studio? 5. Perchè vi siete trasferiti? Desiderio di dare continuità alla traiettoria di formazione già intrapresa (programmi di dottorato presso la UPC),accesso ad esperienze professionali stimolanti. Cosa mancava in italia che vi ha suggerito questa scelta? L’accessibilità ad incarichi di spessore, la serietà della ricerca universitaria, la serietà delle pubbliche amministrazioni Cosa possiede il paese in cui siete che in italia manca? Serietà della formazione professionale, maggiore trasparenza nel sistema di assegnazione degli incarichi pubblici, garanzia di continuità nel processo di sviluppo delle commesse da parte del committente pubblico. Cosa dovrebbe cambiare in italia? Molte cose, dal recupero di una ricerca universitaria seria (non inquinata da nepotismi o dal markenting commerciale di quanti usano le cattedre per alimentare i propri studi professionali) ad una trasparenza nella gestione dei concorsi pubblici (sistematicamente ingessata da lobbies di potere consolidato) Consigli per giovani architetti italiani? Avere il coraggio di lasciarsi alle spalle quello che non è giusto accettare.
Self Arquitectura (Giacomo Delbene, Giovanna Carnevali) è un gruppo multidisciplinare di giovani professionisti che hanno deciso di unire le proprie eterogenee esperienze con l’obiettivo prefisso di affrontare ogni incarico professionale come occasione di sperimentazione e di ampliamento dei propri settori di conoscenza.
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Andrea Franceschi e Giacomo Beccari sono architetti laureati presso l’Università degli Studi di Ferrara dopo una migrazione a Madrid sono tornati Bologna dove continuano ad osservare transumanze architettoniche.
[ecosistema urbano] terrá presso la Triennale di Milano la conferenza conclusiva del ciclo “supefluo/indispensabile”, organizzato dalla Delegazione ANAB Milano, che nel corso di quest’anno ha visto susseguirsi incontri di grande interesse con Studio Albori, TAM Associati ed Emilio Caravatti.
Durante la conferenza presenteremo gli ultimi progetti dello studio e il nostro innovativo approccio al mestiere di architetto, strettamente legato a sperimentali dinamiche di comunciazione.
Il concorso è indetto dalla Cooperativa Libera Stampa editrice del periodico ‘noidonne’ e intende valorizzare l’ironia e la comicità femminile sui temi della politica, dell’attualità, del costume e della cultura. Il punto di vista femminile è inteso come valore aggiunto e come peculiare nel panorama della comunicazione e dei mass-media.
Circa un anno fa la casa editrice Electa ha pubblicato un volume che compiva una ricognizione su alcuni gruppi di architetti attivi a Torino. Il curatore del volume “011+ architetture made in Torino”, Davide Tommaso Ferrando, ha scelto 13 studi tra quelli che meglio interpretavano, secondo il suo punto di vista, la “nuova e fibrillante” cultura architettonica torinese (su ARCH’IT una nota di presentazione del volume <www.architettura.it/files/20080905>). La città di Torino aveva già partecipato, negli ultimi anni, al formarsi di raggruppamenti di particolare importanza strategica, come per esempio la design community TURN <www.turn.to.it>, e continuava così a testimoniare una decisa attitudine al movimento di gruppo, associata all’attivismo del singolo.
Approfittando della gentile cortesia dell’architetto Valentina Tanese che ho avuto il piacere di conoscere qui a Madrid, voglio farvi conoscere un interessante processo progettuale che sta portando avanti insieme ad un gruppo di giovani professionisti.
Chi mi conosce già sa che cuando vedo processi, progetti, idee interessanti portate avanti da giovani professionisti in Italia riceve sempre una certa ammirazione da parte mia: in Italia per noi giovani molto sepsso tutto é molto piu’ difficile che in altri paesi.
Bando alle ciange e andiamo al sodo, vi lascio con un testo di presentazione preparato dal gruppo promotores del progetto:
1. il quartiere Isola-città vecchia: tra protagonismo e abbandono Il progetto che l’associazione LABuat, nata grazie al finanziamento Principi Attivi_Giovani idee per una Puglia migliore della Regione Puglia, intende portare avanti è quello di un laboratorio di progettazione urbana partecipata e promozione della cultura del fare.
II Premio ha cadenza annuale ed è riservato esclusivamente a partecipanti di sesso femminile che presentino progetti elaborati come Tesi di Laurea o Dottorati di ricerca in data non antecedente al 1° gennaio 2006.
Un cronista dall’aria assai importante chiede in sala stampa, in occasione dell’ennesima visita del Cavaliere. ”Ma c’è qualcuno che vive ancora dentro le tende?”. Un suo collega-sfollato si avvale della facoltà di non rispondere. Il terremoto aquilano, il più ripreso e fotografato nella storia, diventa nella cruciale fase della ricostruzione, una equivoca fiction televisiva. Con il rischio che tutti i problemi saranno risolti, e tutti gli sfollati non saranno più tali, allorchè il 50% per cento più uno dei telespettatori sarà convinto di ciò.
La scorsa settimana [ecosistema urbano] (rappresentato da Jose Luis Vallejo) insieme a Elisabetta Bianchessi (architetto paesaggista), Francesco Zanot (critico fotografia), Paolo Mestriner (architetto), Luca Molinari (critico architettura), Filippo Romano (fotografo) hanno curato e reso possibile a Milano, il DARSENA ECOSOCIALAB: workshop multidisciplinare e internazionale organizzato dal Politecnico di Milano, NABA nuova accademia belle arti Milano e FORMA centro internazionale di fotografia MILANO.
Yes, We Camp! è il grido di denuncia della gestione scellerata dell’emergenza post-sisma.
Per la prima volta nella storia recente dei terremoti dopo tre mesi la popolazione è ancora sotto le tende e ci dovrà stare, secondo i piani del Governo, ancora per molto.
Il Collettivo 99 organizza il secondo incontro del ciclo “Convergenze – Modelli di sviluppo urbano sostenibile per una città del futuro”, con Jeremy Rifkin e Stalker/Osservatorio Nomade -
Sabato 4 luglio 2009 – ore 9,00 Sala Convegni ANCE – Viale Alcide De Gasperi, 60, L’Aquila.
Pubblichiamo la “chiamata alle armi” per tutti i creativi: un appello ad immaginare, proporre e realizzare eventi che portino energia creativa e cambiamenti positivi tra chi, in questo momento, tra provando a ricominciare.
“E’ passato più di un mese dal terremoto dell’Aquila, i sopravvissuti abitano nelle tende, i volontari presidiano e la protezione civile governa il territorio. Per il governo è un’altra occasione per dimostrare capacità e prontezza decisionale, è un’emergenza come per i rifiuti in Campania, ogni decisione è legittimata dal far presto e dal rispondere con azioni risolutive, snelle e veloci. Al diavolo le burocrazie e le procedure, ma anche i vincoli (come quelli ambientali) e soprattutto le promesse e i desideri.E’ una storia nota, che in Italia si presenta ciclicamente (al di la dei governi, delle coalizioni, dei notabilati). E’ come se questo paese si inviluppasse sempre su se stesso trovando occasioni emergenziali per rinnovare le sue pratiche.
BEYOND MEDIA quest’anno dedica ampio spazio al mondo dei bambini e lo fa intraprendendo la collaborazione con La Bottega dei Ragazzi dell’Istituto degli Innocenti di Firenze e ¿QUÉ ES ARQUITECTURA? di Barcellona, importanti laboratori per bambini e ragazzi. PRIME VISIONI proporrà 2 workshop tesi a facilitare l’incontro tra i piccoli e l’arte, l’architettura e lo spazio urbano.
Durante la nostra presenza alla Fiera di Roma durante “Ecopolis09” abbiamo avuto la fortuna di conoscere un’ interessante equipe di giovani architetti italiani che abbiamo invitato a presentarsi sul nostros blog. Si tratta di Bertolone+Plazzogna Architetti.
Se altri studi italiani desiderassero poter disporre di questo spazio far farsi conoscere possono contattarci utilizzando la nostra pagina di contatto.
L’esperienza progettuale di Marco Plazzogna e Silvia Bertolone inizia a Venezia nel 2005. Dal 2007 al 2009 collaborano con alcuni studi a Madrid. Nel 2008 vincono il concorso internazionale Europan 9 a Cork in Irlanda.
IN/ARCH, Istituto Nazionale di Architettura, master “Il video e la comunicazione dell’architettura”, in collaborazione con BEYOND MEDIA, presenta UNDERTONE VISIONS: workshop di produzione video digitale.
L’emanazione in diversi Paesi europei di norme che limitano nuove edificazioni e incentivano la trasformazione dell’esistente ha innescato nel dibattito architettonico del XXI secolo la ricerca di strategie di riciclaggio degli spazi dati. Si assiste alla ri-proposizione di una pratica ‘progettuale’, in realtà antica, definita parassitaria, che vede l’immissione di corpi architettonici nuovi in edifici e strutture urbane preesistenti.