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	<title>ecosistema urbano &#187; città</title>
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	<description>sostenibilidad urbana creativa</description>
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		<title>#followcreative &#8220;il Deposito delle Idee&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 08:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lina</dc:creator>
				<category><![CDATA[#followcreative]]></category>
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		<description><![CDATA[“ All’indomani dell’ approvazione della delibera  del Consiglio Comunale che sancisce la vendita  del patrimonio immobiliare ATAC il Deposito Liberato di San Paolo invita tutte e tutti a riconquistare la città!” In un momento in cui i processi di partecipacione ci vengono praticamente imposti dalla comunità europea diviene urgente interrogarsi su quali siano i metodi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-style: italic;">“ All’indomani dell’ approvazione della delibera  del Consiglio Comunale che sancisce la vendita  del patrimonio immobiliare ATAC il Deposito Liberato di San Paolo invita tutte e tutti a riconquistare la città!”</span></p>
<p><img src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/striscione2.jpg" alt="" width="620" height="197" /></p>
<p>In un momento in cui i processi di partecipacione ci vengono praticamente imposti dalla comunità europea diviene urgente interrogarsi su quali siano i metodi ed i meccanismi  che posso attivare una reale partecipazione e renderla efficace. Mentre da un lato urbanisti e sociologi, producono manuali e carte della qualità  che raramente vengono letti da architetti, come gia visto alla biennale dello spazio pubblico, i giovani si lanciano, altrettanto alla cieca, in esperimenti di attivazione di coscienza sociale. A mio parere, e come ho sperimentato nel workshop <a href="http://ecosistemaurbano.org/english/workshop-festarch-lab-2011-terni/">festarchlab</a> di Terni, il salto nella qualità della partecipazione sta tutta in questo scarto tra un processo partecipativo offerto dall’alto in cui  un tecnico si rivolge ai cittadini chiedendo “ in che modo possiamo aiutarvi a migliorare la vostra qualità della vita” e all’ azione,  in cui qualcuno scende in strada e comincia a fare qualcosa di riconoscibile come “stiamo cercando di migliorare il nostro ambiente pubblico, come puoi aiutarci a fare la cosa giusta?”. La differenza sta nell‘umiltà del “propositore” e nella responsabilizzazione di tutti i partecipanti che è la base della comunità, e che diventa più forte nei momenti di difficoltà. Il caso del Deposito pieno di Idee è di questo secondo tipo .<span id="more-16874"></span></p>
<p><a rel="attachment wp-att-16893" href="http://ecosistemaurbano.org/italiano/followcreative-il-deposito-delle-idee/attachment/piazza/"><img class="alignnone size-full wp-image-16893" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/piazza.jpg" alt="" width="620" height="471" /></a></p>
<p>Venti nuclei familiari stanno occupando i venti uffici che affiancano l’ex deposito Atac di San Paolo, un enorme piazza coperta, che per circostanze e condizioni e possibilità ricordano il  <a href="http://www.sescsp.org.br/">Sesc Pompeia</a>, di San Paolo,di Brasile. Da anni  questa  struttura dismessa esercita il suo fascino su  di progetti di tesi e workshop di architettura che lo scorso 11 luglio sono confluiti in una mostra dal nome Possibili Trasformazioni che è stata il primo stimolo a partecipare al progetto Un Deposito Pieno di Idee.</p>
<p><img src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/bimbo-bimba.jpg" alt="" width="620" height="349" /></p>
<p>Siamo davanti all’ennesima svendita di beni pubblici che ha per scusa la crisi economica e per ricompensa scarsissimi finanziamenti ad attività di quartiere, l&#8217;ennesimo svilimento del ruolo dei cittadini, che già avevano richiesto che questo deposito divenisse un centro culturale. Ma se da un lato sembra non ci siano mai abbastanza fondi per le attività culturali, per le grandi opere, che permettono forme di speculazione altamente remunerative, spesso si sono trovati, come il caso TAV, in cui però la volonta del popolazione informata ed attiva è riuscita ad imporsi. Ha ricordato l’urbanista Paolo Bernardini all’ eterogena  folla che ha partecipato al dibattito assieme ad  gli architetti Burrascano, Sotgia, ed il presidente del municipio.</p>
<p>Al di la delle circostanze politiche contingenti, che sono quelle di sempre, nel Deposito Liberato di San Paolo un nuovo movimento, Roma Bene Comune, invita ed allo stesso tempo rivendica partecipazione con un azione chiara all&#8217;interno della quale  tutti possono trovare un proprio spazio e una propria forma di esprimere desideri e progetti, dal dibatto all&#8217; esposizione alle cartoline consegnate a tutti i partecipanti per apportare esempi e visioni di un “nuovo modello di città da pensare insieme” a partire da questa sua piccola parte.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-16895" href="http://ecosistemaurbano.org/italiano/followcreative-il-deposito-delle-idee/attachment/proposte/"><img class="alignnone size-full wp-image-16895" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/proposte.jpg" alt="" width="620" height="349" /></a></p>
<p><em>Se ti é piaciuto questo articolo non perderti tutti gl iarticoli della sezione <a title="Ecosistema Urbano | Blog | Followcreative" href="http://ecosistemaurbano.org/blog/followcreative/" target="_blank">#followcreative</a>.</em></p>
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		<title>LAN architecture* :: Migration as Mutation</title>
		<link>http://ecosistemaurbano.org/italiano/lan-architecture-migration-as-mutation/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 21:21:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista]]></category>
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		<category><![CDATA[giovani architetti italiani]]></category>
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		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ da quando siamo tornati dall’esperienza a Madrid che ci interroghiamo sul continuo migrare degli architetti italiani all’estero Mi&#124;gra&#124;zió&#124;ne s.f. 1 CO il migrare e il suo risultato 2a TS antrop., spostamento da un luogo a un altro di un popolo, di una nazione, di una tribù alla ricerca di migliori condizioni di vita 2b [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5729" title="francobollo" src="http://95.142.174.126/wp-content/uploads/2009/09/francobolloLANRGB2.jpg" alt="francobollo" width="365" height="293" /></p>
<p>E’ da quando siamo tornati dall’esperienza a Madrid che ci interroghiamo sul continuo migrare degli architetti italiani all’estero</p>
<p><span id="more-5718"></span></p>
<p><strong>Mi|gra|zió|ne</strong> <em>s.f.</em><br />
1 CO il migrare e il suo risultato<br />
2a TS antrop., spostamento da un luogo a un altro di un popolo, di una nazione, di una tribù alla ricerca di migliori condizioni di vita<br />
2b TS sociol., emigrazione, provvisoria o definitiva, da un luogo a un altro di una parte significativa della popolazione attiva, causato da ragioni economiche<br />
3 TS zool., spostamento compiuto da alcune specie animali e determinato da vicende stagionali, necessità alimentari o riproduttive.<br />
[def. dizionario <a href="http://www.demauroparavia.it/">De Mauro</a>]</p>
<p>Dopo l’intervista allo studio <a href="http://ecosistemaurbano.org/blogs/nabito-migration-as-mutation/">Nabito</a> ci rivolgiamo a <a href="http://www.lan-paris.com">LAN Architecture</a>, Parigi</p>
<p><strong>In che paese vi trovate?</strong> Francia<br />
<strong>Da quanti anni vi trovate lì?</strong> Umberto Napolitano 10 anni, Benoit Jallon è francese<br />
<strong>Da quante persone è composto il vostro studio?</strong> LAN riunisce oggi venti professionisti tra architetti, designers, grafici e creatori di immagini 3D, un responsabile della comunicazione e dello sviluppo, etc&#8230; e collabora con specialisti esterni.<br />
« LAN » é l’abbreviazione di Local Architecture Network, cioé rete locale di architettura, indicando la propensione dello studio per un lavoro progettuale in rete, che associa diverse competenze, specializzazioni e autori intorno a singole occasioni di progetto.<br />
La doppia nazionalità di LAN contribuisce a creare passerelle tra i diversi paesi europei.<br />
Il lavoro dell’architetto oggi è quello di dare vita a una nuova nozione di “costruito”, tradizionale e contemporaneo. LAN si confronta a questo sapere, appropriandosene e rilevandolo come un elemento centrale della propria riflessione architettonica.<br />
In soli 6 anni d&#8217;attività il lavoro dello studio è stato riconosciuto e premiato più volte, in Francia e all&#8217;Estero.<br />
Nel 2004 LAN Architecture ha ricevuto il prestigioso riconoscimento dei &#8220;Nouveaux Albums des Jeunes Architectes&#8221;, selezione operata dal Ministero della Cultura Francese. Da allora ha incrementato in maniera importante la propria attività e la scala dei progetti.<br />
Oggi LAN lavora su una quindicina di operazioni in corso e sviluppa la propria attività in piu&#8217; nazioni.<br />
Lo studio è stato fondato a Parigi nel 2002 da Benoit Jallon e Umberto Napolitano.<br />
<strong>Perchè vi siete trasferiti?</strong><strong> Cosa mancava in italia che vi ha suggerito questa scelta?</strong><br />
Umberto Napolitano:  mi sono laureato a Parigi, alla &#8220;Ecole d&#8217;Architecture de Paris la Villette&#8221;. Fino alla fine del secondo anno d&#8217;università ero inscritto alla facoltà di architettura Federico II di Napoli, in seguito, grazie al programma Erasmus, sono arrivato in Francia e ci sono rimasto.  Il mio periodo di studi francese è stato accompagnato da esperienze professionali: girovagavo tra grandi e piccoli studi cercando di accumulare il massimo delle esperienze. Credo che questa fase sia stata fondamentale, l&#8217;università mi ha dato una sorta di &#8220;forma mentis&#8221; ed il lavoro mi ha riavvicinato alla realtà del mestiere.  Ho un bellissimo ricordo di quegli anni, tutto era nuovo, entusiasmante e dell&#8217;architettura percepivo solo il meglio. In questo periodo ho conosciuto Benoit ed il nostro tandem è cominciato lì. Nel 2001 abbiamo iniziato la nostra attività.  Siamo stati menzionati nel concorso Future Vision Housing in Austria, in seguito Europan, poi quinti al concorso per il polo dell&#8217;innovazione e del lavoro di Milano, nel frattempo realizzavamo piccoli progetti fino al giorno in cui il ministero della cultura francese ci ha inserito nei &#8220;Nouveaux Albums des jeunes architectes&#8221;. Fantastico! Essere nominato negli Albums vuol dire far parte delle promesse dell&#8217;architettura francese. Per i giovani studi di architettura in Francia questo riconoscimento è un vero trampolino, tutti i grandi architetti francesi sono stati selezionati nei NAJA.<br />
Il programma a cura del Ministero della Cultura e della Comunicazione è semplice: creare una &#8220;vetrina&#8221; per i prescelti, al fine di farli accedere a delle commesse pubbliche. &#8220;Vetrina&#8221; vuol dire mostre, stampa, presentazioni ufficiali con gli attori della scena immobiliare francese, conferenze, etc. La Francia è l&#8217;unico paese con questo tipo di promozione per i giovani architetti e per questo è da ammirare.<br />
<strong>Cosa possiede il paese in cui siete che in italia manca?</strong> Non ho avviato l&#8217;attività in Italia, da un lato perché vivevo già a Parigi, dall&#8217;altro perché all&#8217;inizio c&#8217;è bisogno di inquadrarsi ed il sistema francese mi sembrava molto più accessibile di quello italiano.<br />
<strong>Consigli per giovani architetti? </strong> Abbiamo scritto un libro, YOU CAN BE YOUNG AND AN ARCHITECT, nel quale spieghiamo come abbiamo iniziato e come ci siamo inseriti nel sistema!!! Invitiamo i giovani architetti e in particolare i giovanissimi, ancora studenti a leggerlo. Il libro è edito in italia da Silvana Editoriale.<br />
&#8221; L&#8217;obiettivo di questo libro è di mostrare ciò che non si legge mai nelle pubblicazioni di architettura: gli errori da non commettere, e qualche consiglio a giovani architetti che, come noi, hanno deciso di lanciarsi.<br />
Il racconto prende la forma di un&#8217;agenda illustrata, in cui vengono scanditi i vari episodi del nostro percorso e di quello degli studi che hanno contribuito ad arricchire la nostra testimonianza. Percorrendo il libro si capisce fino a che punto la professione sta cambiando, di pari passo con i mezzi e le tecnologie a disposizione: la comunicazione acquista un ruolo di primo piano nello sviluppo di uno studio, come pure il lavoro in rete.&#8221;<br />
Per molti versi, YOU CAN BE YOUNG AND AN ARCHITECT è una sorta di psicoterapia professionale.<br />
Come dimostrano le testimonianze raccolte in questo racconto, i giovani studi di architettura hanno perso un po&#8217; di ingenuità e di freschezza e per sopravvivere sono diventate &#8220;piccole imprese&#8221; dotate di una coscienza acuta delle leggi del mercato, con un&#8217;immagine immediatamente leggibile e traducibile su un sito internet o in un dossier di candidatura.</p>
<p><a href="http://www.lan-paris.com">LAN Architecture</a> è stato creato nel 2002 da Benoit Jallon e Umberto Napolitano, architetti laureati all&#8217;Ecole d&#8217;Architecture de la Villette di Parigi nel 2001. Il lavoro di LAN Architecture è stato selezionato dal ministro della Cultura francese per il riconoscimento dei &#8220;Nouveaux Albums des Jeunes Architectes&#8221; nel 2004.<br />
Benoit Jallon e Umberto Napolitano si sono incontrati mentre studiavano ad un seminario franco-americano. Entrambi hanno collaborato con diversi studi di architettura internazionali vincendo parallelamente numerosi concorsi di idee. Incoraggiati dai risultati, i due architetti, decidono di associare le loro competenze e di confrontare le loro idee, creando la propria struttura nel 2002. Il nome che hanno scelto rispecchia il loro approccio: &#8220;LAN&#8221; Local Architecture Network.</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-5721" title="Portrait- LAN Architecture" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/09/Portrait-LAN-Architecture-530x353.jpg" alt="Portrait- LAN Architecture" width="530" height="353" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5724" title="42_393_img-538x324" src="http://95.142.174.126/wp-content/uploads/2009/09/42_393_img-538x3241.jpg" alt="42_393_img-538x324" width="530" height="319" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5725" title="35_286_img-431x324" src="http://95.142.174.126/wp-content/uploads/2009/09/35_286_img-431x3241.jpg" alt="35_286_img-431x324" width="530" height="398" /></p>
<p>::</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/sonounribellemamma">Andrea Franceschi</a> e <a href="http://www.flickr.com/giacomobecks">Giacomo Beccari</a> sono architetti laureati presso l’Università degli Studi di Ferrara dopo una migrazione a Madrid sono tornati Bologna dove continuano ad osservare transumanze architettoniche.</p>
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		<title>Nabito :: Migration as Mutation</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 21:32:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ da quando siamo tornati dall’esperienza a Madrid che ci interroghiamo sul continuo migrare degli architetti italiani all’estero Mi&#124;gra&#124;zió&#124;ne s.f. 1 CO il migrare e il suo risultato 2a TS antrop., spostamento da un luogo a un altro di un popolo, di una nazione, di una tribù alla ricerca di migliori condizioni di vita 2b [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5588" title="francobollo" src="http://95.142.174.126/wp-content/uploads/2009/09/nabit1.jpg" alt="francobollo" width="365" height="297" /></p>
<p>E’ da quando siamo tornati dall’esperienza a Madrid che ci interroghiamo sul continuo migrare degli architetti italiani all’estero</p>
<p><span id="more-5552"></span></p>
<p><span id="more-5242"> </span></p>
<p><strong>Mi|gra|zió|ne </strong><em>s.f.</em><br />
1 CO il migrare e il suo risultato<br />
2a TS antrop., spostamento da un luogo a un altro di un popolo, di una nazione, di una tribù alla ricerca di migliori condizioni di vita<br />
2b TS sociol., emigrazione, provvisoria o definitiva, da un luogo a un altro di una parte significativa della popolazione attiva, causato da ragioni economiche<br />
3 TS zool., spostamento compiuto da alcune specie animali e determinato da vicende stagionali, necessità alimentari o riproduttive.<br />
[def. dizionario <a href="http://www.demauroparavia.it/">De Mauro</a>]</p>
<p>Partendo da questa definizione pubblichiamo di seguito l&#8217;intervista allo studio <a href="http://www.nabit.it">Nabito</a></p>
<p><strong>In che paese vi trovate? </strong>SPAGNA, ops, CATALUNYA…<br />
<strong>Da quanti anni vi trovate lì?</strong> 6 più o meno, Alice ha 4 anni Martino 2, si 6.<br />
<strong>Da quante persone è composto il vostro studio? </strong>Un numero VARIABILE, lavoriamo in rete e sul www. Cosicché le squadre cambiano in relazione al progetto. Comunque fissi tra la sede di Barcellona e Roma ora siamo 10; tra ingegneri, agronomi; architetti, e tecnici per le realizzazioni possiamo arrivare a 20.<br />
<strong>Perché vi siete trasferiti?</strong> Un giorno con le prime piogge di settembre, stanchi della paralisi romana, ce ne andammo con poche provviste in cerca di avventura e Barcellona fu una meta facile e attraente.<br />
<strong>Cosa mancava in italia che vi ha suggerito questa scelta?</strong><em><strong> </strong></em>Dunque, SINTETIZZANDO: diciamo che ci sono due possibili interpretazioni e forse sia l’una che l’altra sono conseguenze delle stesse, cioè intrecciate.<br />
La prima: In Italia manca, a nostro avviso, una cultura contemporanea, una preparazione di fondo in grado di apprezzare e capire un modo particolare di porsi di fronte alla questione architettonica e urbanistica dei nostri giorni. In Italia si specula economicamente, come ovunque, ma senza buoni fini, proprio perché non si specula intellettualmente in maniera adeguata. Vogliamo dire che le realtà interessanti, seppur esistenti, sono scollegate fra loro e materialmente non hanno alcun potere nell’opinione pubblica, perché la gestione, l’amministrazione e la politica, le ignora a causa d’incompetenza o semplicemente di arroganza e arretratezza. L’Italia si e’ provincializzata, sembra che i nostri amministratori da un certo punto in poi abbiano smesso  di leggere, di informarsi, o semplicemente di viaggiare. Sembrerebbe che non siano a conoscenza dei processi di cambiamento  che hanno caratterizzato in questi ultimi 40 anni le metropoli europee e le discipline che ne studiano i fenomeni di dinamica urbana e strategia territoriale. Pensate solo al fatto che Roma, la nostra capitale, ha due linee di metropolitana nel 2009; non e’ mai divenuta metropoli, non ha mai consentito spostamenti veloci , dislocazione di servizi ,multipolarità ecc. ecc.. Siamo 40 anni indietro e non sembra neanche che ci sia la volontà di recuperare attraverso l’esplosione delle nuove tecnologie.<br />
La seconda: la nostra generazione ha un rapporto con l’Europa diverso rispetto alle precedenti. Noi ci sentiamo europei non italiani, viviamo da dentro il fenomeno dell’immigrazione culturale, che non e’ più considerabile tale, per il semplice fatto che l’Europa e’ la nostra nazione o meglio il nostro paese di origine. Le differenze culturali sono il pane quotidiano di studio e riflessione; Nabito,(un neologismo nato dalla crasi tra la negazione non ed il verbo abitare) rielabora le proprie radici e le proprie origini, NON ABITA o NEOABITA, espande i propri confini, li diffonde;  proprio per questo il nostro lavoro e’ legato all’Italia, al mediterraneo, a Roma e alle sue peculiarità, invisibili agli occhi degli amministratori. Molti elementi come, il colore, il rapporto con la piazza pubblica, con la prepotenza della vegetazione, con lo spazio colonizzabile con il vuoto urbano, con il foro, con l’altimetria, con il paesaggio, con le invenzioni tipologiche, con la sovrapposizione degli stili e la rivoluzione barocca… sono presenti in tutte le nostre architetture. Ce ne siamo accorti a Barcellona e non a Roma. Quindi, esiste la possibilità di riscrivere una geografia diversa attraverso un transnazionalismo in cui le radici aiutino a crescere e a definire nuovi orizzonti piuttosto che a schiacciare e a mantenere un vecchio status quo di delirio autoreferenziale e musealistico?<br />
<strong>Cosa possiede il paese in cui siete che in Italia manca?</strong> FRESCHEZZA, POSSIBILISMO, DINAMISMO, CORAGGIO, AVVENTURA, SERVIZIO e ORGANIZZAZIONE, SENSO CIVICO, SENSO DI APPARTENENZA CULTURALE, RILASSATEZZA, DISINVOLTURA, PROGRESSISMO CULTURALE E SOCIALE.<br />
<strong>Cosa dovrebbe cambiare?</strong> L’ATTEGGIAMENTO ed avere fiducia nelle nuove generazioni come la nostra<br />
<strong>Consigli per giovani architetti italiani?</strong><em> </em>nel senso buono.. SCAPPATE e vivete L’EUROPA e come dite voi: MIGRATION AS MUTATION</p>
<p><a href="http://www.nabit.it">NAbito</a> (Alessandra Faticanti 1975, Roberto Ferlito 1973) e’ uno studio multidisciplinare con base operativa a Barcelona attivo in Italia In Francia ed in Spagna cercando similitudini e differenze culturali. Il suo Tentativo e’ ridefinire un differente processo di elaborazione per una nuova cultura contemporanea,dal punto di vista sociale ed economico. Nabito ha vinto l’importante premio europeo “Nouveaux albums des jeunes architectes Paris 2006”, concesso dal ministero della cultura Francese. Lo Studio ha vinto diversi concorsi internazonali e si impone nella giovane scena europea costruendo i primi progetti.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5555" title="IMG_0369" src="http://95.142.174.126/wp-content/uploads/2009/09/IMG_03691.jpg" alt="IMG_0369" width="450" height="520" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5556" title="IMG_0373" src="http://95.142.174.126/wp-content/uploads/2009/09/IMG_03731.jpg" alt="IMG_0373" width="450" height="520" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5557" title="IMG_0374" src="http://95.142.174.126/wp-content/uploads/2009/09/IMG_03741.jpg" alt="IMG_0374" width="450" height="520" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5558" title="IMG_0367" src="http://95.142.174.126/wp-content/uploads/2009/09/IMG_03671.jpg" alt="IMG_0367" width="450" height="520" /></p>
<p>::</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/sonounribellemamma">Andrea Franceschi</a> e <a href="http://www.flickr.com/giacomobecks">Giacomo Beccari</a> sono architetti laureati presso l’Università degli Studi di Ferrara dopo una migrazione a Madrid sono tornati Bologna dove continuano ad osservare transumanze architettoniche.</p>
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		<title>incompiuto siciliano</title>
		<link>http://ecosistemaurbano.org/blogs/incompiuto-siciliano/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 14:44:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[blogs]]></category>
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		<category><![CDATA[italiano]]></category>
		<category><![CDATA[urbanistica]]></category>

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		<description><![CDATA[TESTO TRATTO DA PARCO ARCHEOLOGICO DELL&#8217;INCOMPIUTO SICILIANO Incompiuto Siciliano è un progetto di Alterazioni Video, composto da Paololuca Barbieri Marchi, Alberto Caffarelli, Matteo Erenbourg, Andrea Masu e Giacomo Porfiri, attivi tra Milano e New York, progettato in network con Enrico Sgarbi e Claudia D&#8217;aita i quali da oltre due anni stanno affrontando questo tema spinoso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-5525" title="cartellone_basilico" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/09/cartellone_basilico-365x237.jpg" alt="cartellone_basilico" width="365" height="237" /></p>
<p>TESTO TRATTO DA <a href="http://www.archinfo.it/parco-archeologico-dell-incompiuto-siciliano/0,1254,53_ART_198227,00.html">PARCO ARCHEOLOGICO DELL&#8217;INCOMPIUTO SICILIANO</a></p>
<p>Incompiuto Siciliano è un progetto di <a href="http://www.alterazionivideo.com">Alterazioni Video</a>, <span id="more-5526"></span>composto da Paololuca Barbieri Marchi, Alberto Caffarelli, Matteo Erenbourg, Andrea Masu e Giacomo Porfiri, attivi tra Milano e New York, progettato in network con Enrico Sgarbi e Claudia D&#8217;aita i quali da oltre due anni stanno affrontando questo tema spinoso e da molti (troppi) tenuto sotto silenzio e ignorato, perché forse considerato senza soluzione così come ormai sembra definitivamente consolidato nel nostro panorama visivo. A tal punto che sono state varate delle Leggi nazionali che classificano rigorosamente il grado di incompiutezza delle opere pubbliche. Ed ecco il primo paradosso: lo Stato accetta, giustifica e assegna un valore a opere che ha costruito, abbandonato e in alcune eccezioni distrutto.</p>
<p>Il lavoro di ricerca compiuto da Alterazioni Video sull&#8217;architettura incompiuta affronta la tematica delle opere pubbliche non-finite in Italia, indagando in modo multi-disciplinare le relazioni tra queste opere architettoniche e il contesto nel quale sono inserite, affermandone il loro valore artistico e proponendone una nuova definizione stilistica. Si va ben oltre le denuncie stile &#8220;Striscia la Notizia&#8221; per entrare in un vero e proprio &#8220;sistema nazionale di opere incompiute&#8221; di ampio respiro che permea costantemente la nostra quotidianità e che è entrato, volenti o nolenti, nel nostro contesto socio-culturale. L&#8217;indagine condotta in questi due anni ha portato alla classificazione di circa 360 architetture incompiute in tutta Italia con una particolare concentrazione geografica nel Sud &#8211; la Sicilia vanta il triste record di 160 opere &#8211; e cronologica nel ventennio &#8217;60-&#8217;80. Ma non si creda che il Nord sia immune da tutto ciò, dato che può celebrare il primato della prima &#8220;incompiuta&#8221; italiana, l&#8217;Idrovia Milano-Cremona iniziata nel 1911 che a tutt&#8217;oggi è giunta solo a Pizzighettone, per una lunghezza di poco più di 13 Km.<br />
Il progetto si sta concretizzando nella creazione del primo &#8220;Parco Archeologico dell&#8217;Incompiuto Siciliano&#8221; nella cittadina di Giarre, 20000 abitanti in provincia di Catania, tra il mare e le pendici dell&#8217;Etna, che vede una curiosa concentrazione di ben 12 architetture, tutte più o meno non finite, tale da &#8220;meritarsi&#8221; il titolo di capitale dell&#8217;Incompiuto Siciliano. Giarre è la punta dell&#8217;iceberg, il punto di partenza di un processo di rivalorizzazione e riqualificazione di un patrimonio architettonico che diventa vero e proprio &#8220;stile&#8221; da valutare attraverso parametri culturali, non più una semplicistica etichetta entro cui rinchiudere forzatamente un pacchetto eterogeneo di opere, quanto piuttosto un vero e proprio modello teorico, capace di riconoscere, individuare e anche in una certa misura prevedere, la configurazione di un&#8217;opera o un sistema di opere incompiute in essere o in procinto di divenire. Un paradigma interpretativo di un fenomeno che ha segnato la storia recente del nostro Paese.<br />
La creazione del Parco vuole essere il risultato concreto di un&#8217;operazione di storicizzazione del territorio la cui essenza e percezione viene fortemente determinata dalla presenza delle opere pubbliche incompiute, un&#8217;operazione che coinvolge necessariamente la popolazione locale e le Amministrazioni a tutti i livelli. L&#8217;iniziativa gode fin dalla prima proposta avanzata da Alterazioni Video della piena fiducia e collaborazione del Comune, che il 26 novembre 2007 ha presentato ufficialmente la nascita del Parco e ha appoggiato la volontà di trasformarlo nei prossimi anni in una Fondazione che sarà anche Osservatorio Nazionale dell&#8217;Incompiuto per continuare nella mappatura nazionale.<br />
Non si tratta di una museificazione delle opere ma piuttosto di un modo per raccontare questi luoghi, rivivificare la memoria collettiva di tutti i processi che hanno portato a queste opere, attivare fenomeni di trasformazione del territorio e delle architetture attraverso il loro recupero e riutilizzo. Si vuole fornire un modo per poter leggere e riqualificare il territorio in modo più costruttivo e consapevole rispetto al difficile passato, caratterizzato dalla (cronica) incapacità di gestione, e creare un nuovo &#8220;sistema&#8221; fondato sui resti e sugli sprechi. Più difficile appare il confronto con la popolazione locale restia, e come dargli torto, ad accettare tale rilettura di edifici con cui convive da anni (e talvolta decenni) e quindi entrati nella visione e nella memoria collettiva fino a sparire e divenire un tutt&#8217;uno con l&#8217;intorno, secondo una sorta di autodifesa pubblica e privata per cancellare il passato. Anche perché nel caso di Giarre era la stessa comunità locale che chiedeva opere importanti che caratterizzassero la città e i progettisti e le amministratori si appoggiavano a questo volere per ottenere finanziamenti, attivare opere e posti di lavoro. E rendere pertanto impossibile definire una catena di responsabilità, il classico sistema di scatole cinesi, scaricabarili, connivenze e complicità che rende il tutto una massa informe che nessuno può ormai sciogliere.<br />
Opere che sono state, e continuano ad essere, un pozzo senza fondo di risorse economiche e umane. Impossibile quantificare il costo complessivo di queste architetture così come risulta impossibile oggi demolirle dati gli improponibili costi per la demolizione e lo smaltimento degli inerti. Ma quali sono queste opere di cui il Comune di Giarre tenta un faticoso recupero e riutilizzo?<br />
Una Piscina Olimpionica lunga 49 metri invece dei 50 regolamentari, un Centro culturale, il Mercato dei fiori, la Pista per automodellismo, la Casa per anziani, Palazzine popolari, un Parcheggio multipiano (peraltro senza uscita), il Parco Pubblico Chico Mendez, il Teatro Comunale in costruzione da 52 anni e pure fuori asse, lo Stadio, la nuova Pretura e il Campo da polo, uno dei pochi costruiti in Italia, con tribune che possono ospitare 22000 persone (a fronte di una popolazione di circa 20000&#8230;) costruite però con una pendenza talmente accentuata da risultare quasi impossibili da scalare.<br />
Oggi il Parco è già aperto ai visitatori che non troveranno però mappe, cartelli o indicazioni ma solo la libertà di girare per il paese e scoprire come queste opere tanto bistrattate &#8211; in molti casi francamente inutili e prive di senso &#8211; possano aiutarci a modificare la percezione dell&#8217;incompiuto nelle opere pubbliche e a considerarle autentiche opere d&#8217;arte da valorizzare. La speranza, al di là delle pur importanti finalità culturali, è anche quella di poter definire una nuova risorsa basata su un turismo più consapevole che produca una importante ricaduta economica e porti a creare posti di lavoro e strutture ricettive.</p>
<p>www.alterazionivideo.com<br />
www.youtube.com/incompiutosiciliano<br />
www.incompiutosiciliano.org</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-5530" title="mappa parco" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/09/mappa-parco-530x294.jpg" alt="mappa parco" width="530" height="294" /></p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-5527" title="blufi" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/09/blufi-530x297.jpg" alt="blufi" width="530" height="297" /></p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-5528" title="piscina" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/09/piscina-530x383.jpg" alt="piscina" width="530" height="383" /></p>
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		<title>Le parole e le C.A.S.E.</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 09:19:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un cronista dall&#8217;aria assai importante chiede in sala stampa, in occasione dell&#8217;ennesima visita del Cavaliere. &#8221;Ma c&#8217;è qualcuno che vive ancora dentro le tende?&#8221;. Un suo collega-sfollato si avvale della facoltà di non rispondere. Il terremoto aquilano, il più ripreso e fotografato nella storia, diventa nella cruciale fase della ricostruzione, una equivoca fiction televisiva. Con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un cronista dall&#8217;aria assai importante chiede in sala stampa, in occasione dell&#8217;ennesima visita del Cavaliere. &#8221;Ma c&#8217;è qualcuno che vive ancora dentro le tende?&#8221;. Un suo collega-sfollato si avvale della facoltà di non rispondere. Il terremoto aquilano, il più ripreso e fotografato nella storia, diventa nella cruciale fase della ricostruzione, una equivoca fiction televisiva. Con il rischio che tutti i problemi saranno risolti, e tutti gli sfollati non saranno più tali, allorchè il 50% per cento più uno dei telespettatori sarà convinto di ciò.<span id="more-5216"></span></p>
<p>Apoteosi mediatica è stata il vertice del G8, che sarà ricordato per i vaghi impegni di circostanza sul come impedire che il pianeta vada a rotoli. E per la lacrimuccia di Carla Bruni tra le macerie, per la granita di patate e l&#8217;assoluto di peperone arrosto cucinati da un grande chef abruzzese, per le first lady che fanno il tagadà sopra al tappeto che simula una scossa sismica, per la tenda beduina dove ha dormito Gheddafi, meritandosi la simpatia degli aquilani.</p>
<p>Interessa meno sapere che la Guardia di finanza, sede del vertice e trasformata con svariati milioni di euro in una caserma a cinque stelle, è di proprietà, e tale resterà, delle banche Finnat, IMI, Barclays Capital, Royal Bank of Scotland e Leheman Brothers, prime beneficiarie, anche in occasione di questa crisi, di aiuti umanitari. Molti camerieri del G8 hanno poi lavorato in nero, e le hostess, tra cui molte sfollate, somministrate da un&#8217;agenzia, hanno vivamente protestato perchè costrette a lavorare 14 ore di fila per 75 euro.</p>
<p>&#8221;Vedrete cose che voi terremotati non avete mai visto&#8221;, declama il Presidente Ricostruttore, davanti al silente parterre dei giornalisti.</p>
<p>Nel cratere reale però gran parte delle macerie sono li dov&#8217;erano all&#8217;alba del 6 aprile, perché il Comune ha affidato senza gara un appalto da 50 milioni per la rimozione ad una ditta senza requisiti. E&#8217; esploso uno scandalo, la magistratura indaga, le macerie attendono con compostezza. Ventimila sfollati di cui il 70% anziani, vivono da quattro mesi sotto le tende. Altri 29mila sono in villeggiatura coatta in case private e alberghi della costa, che grazie al rimborso quotidiano di 50 euro a persona hanno salvato la stagione turistica. Nelle tende fa un caldo boia e sono centinaia i casi di malori e ricoveri. &#8221;Ci manca solo una biblica invasione delle cavallette&#8221;, scherzava un buontempone per sdrammatizzare. Detto fatto. Milioni di cavallette assediano le tendopoli di Aquila est e mentre gli sfollati lottano armati di scopa contro gli indesiderati ospiti, le banche gli ritirano dal conto la rata del mutuo, in barba alla sospensione disposta, in modo assai vago, nel decreto Abruzzo.</p>
<p>Il cratere somiglia sempre più ad una piscina dove nuotano squali e su cui volteggiano avvoltoi. I prezzi delle case e dei locali commerciali agibili sono infatti triplicati. &#8221;E&#8217; la legge della domanda e dell&#8217;offerta&#8221;, spiegano i possidenti locali. E più che della mano invisibile del mercato si dovrebbe parlare di un calcio in culo a molti aquilani.</p>
<p>&#8221;Alla guerra ci si va con chi ti vende le armi, al terremoto con chi ti ricostruisce le case&#8221;, sentenzia uno sfollato che la guerra l&#8217;ha fatta per davvero. Intanto il Presidente tesse le lodi dei pilastri antisismici, che ricordano tozze colonne di un tempio, e che reggeranno i prefabbricati del piano C.A.S.E. &#8221;I primi appartamenti – assicura &#8211; saranno consegnati a metà settembre&#8221;, con tanto di tivù al plasma. Solo per 1500 sfollati, quanto basta per un trionfale taglio del nastro a reti unificate. Le altre casette saranno consegnate, &#8221;anche gratis&#8221;, si legge nel Decreto, in totale a 12-14mila sfollati.</p>
<p>Mancano comunque all&#8217;appello 10mila sfollati con case distrutte, e altre migliaia che devono avviare complicati lavori di ristrutturazione. Passeranno l&#8217;inverno non si è ancora capito dove. Ad essi si aggiungono poi gli studenti e i cittadini non residenti, che nessuno calcola.</p>
<p>Inevitabile che nelle tendopoli già si litiga per chi andrà a vivere per primo nelle C.A.S.E.. Ma questa sarà una bega del sindaco, a cui spetta l&#8217;assegnazione degli alloggi.</p>
<p>Le C.A.S.E. rappresentano però il fare che si vede e si tocca con mano. E chi le contesta è preso per matto. La Protezione civile non si è fatta perciò problemi a pubblicare sul suo giornalino un articolo in cui i comitati dicono che questi quartieri diventeranno ghetti e stravolgeranno il tessuto urbano, che occorre una fase intermedia per progettare in modo partecipato &#8221;una città laboratorio della terza rivoluzione industriale&#8221;.</p>
<p>Per non essere presi per matti, occorre dare i numeri.  E due conti se li è fatti l&#8217;avvocato Fausto Corti sul periodico abruzzese il Controaliseo.</p>
<p>Finora per il piano C.A.S.E. sono stati spesi 425 milioni di euro, più 37 milioni per gli arredi, più i soldi per espropri, servizi e progettazione. In totale 700 milioni di euro, ovvero ciascuno dei 4mila appartamenti costerà la stratosferica cifra di 170mila euro, pari a circa 2.700 euro a metro quadro.</p>
<p>Per fare un confronto, le case di legno che un&#8217;azienda aquilana sta costruendo per i suoi dipendenti, costeranno 35mila euro l&#8217;una, quelle che ospiteranno gli abitanti di Onna avranno un costo unitario di 55mila euro.</p>
<p>Con 700 milioni si potevano perciò collocare 14mila tra case di legno e moderni container, confortevoli e provvisori, per ospitare già in autunno oltre 40mila sfollati. E usare le decine di milioni di euro che sara nno spesi per tenere altri mesi negli alberghi gli sfollati, per la ricostruzione della città e per il sostegno al reddito.</p>
<p>Un futurologo terremotato riunisce su un tavolo ritagli di giornale dove si riferisce che la ricostruzione delle seconde case di chi ha la prima beneficiaria di contributi, non sarà finanziata; 160 lavoratori della Technolabs sono ad un passo dal licenziamento, la Transcom se ne va e 400 sfollati resteranno in mezzo alla strada, la Coop chiude, la Tils è in crisi, futuro incerto per 300 dipendenti dell&#8217;Alenia. Il Premier verrà in vacanza in città.</p>
<p>Sono questi i fotogrammi di un&#8217;ipotetica fiction intitolata &#8221;L.A.Q.U.I.L.A. tornerà a volare&#8221;. Scena madre: migliaia di terremotati, uno dopo l&#8217;altro, salgono sul treno con valigie e portatili, salutano col fazzoletto ed emigrano. Dopo aver venduto la casa del centro storico ai grandi immobiliaristi, a 2mila euro a metro quadro, per case che prima ne valevano anche 8mila.</p>
<p>Primo finale, 6 aprile 2017: i turisti a bordo della metropolitana di superficie, finalmente completata con i fondi del post-terremoto, fotografano i ruderi del centro. Nel container del Comune si litiga per le nomine al cda dell&#8217;Ente Ricostruzione. Gli abitanti del ghetto antisismico di Preturo giocano sul campo da bocce più lungo d&#8217;Europa, la pista dell&#8217;aeroporto del G8.</p>
<p>Secondo finale, 6 aprile 2021: L&#8217;Aquila è diventata la Porto Rotondo degli Appennini, città satellite a cinque stelle della capitale, con cui è collegata da un treno super-veloce. Carla Bruni, questa volta sorridente, passeggia tra i palazzi storici e gli innesti urbani a firma di note archi-star, a braccetto del Commissario d&#8217;Italia Guido Bertolaso. Nessuna traccia però di tanti terremotati di basso ceto sociale che oggi dormono e sperano sotto le tende. Loro, nel casting della ricostruzione, non sono stati contemplati.</p>
<p><strong>Filippo Tronca</strong> (Sul numero di <a href="http://www.carta.org" target="_blank">Carta</a> di questa settimana)</p>
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		<title>Yes, We Camp!</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 07:34:17 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
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		<description><![CDATA[Yes, We Camp! è il grido di denuncia della gestione scellerata dell’emergenza post-sisma. Per la prima volta nella storia recente dei terremoti dopo tre mesi la popolazione è ancora sotto le tende e ci dovrà stare, secondo i piani del Governo, ancora per molto. Yes, We Camp! per smascherare le mancate promesse del presidente del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://95.142.174.126/wp-content/uploads/2009/06/img_2417.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4650" title="palazzo del cgoverno terremoto" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/06/img_2417-365x138.jpg" alt="palazzo del cgoverno terremoto" width="365" height="138" /></a><br />
Yes, We Camp!</strong> è il grido di denuncia della gestione scellerata dell’emergenza post-sisma.</p>
<p>Per la prima volta nella storia recente dei terremoti <strong>dopo tre mesi la popolazione è ancora sotto le tende</strong> e ci dovrà stare, secondo i piani del Governo, ancora per molto.<span id="more-5022"></span></p>
<p><strong>Yes, We Camp!</strong> per <strong>smascherare le mancate promesse del presidente del consiglio</strong>. Dopo tante parole nessun fatto. I provvedimenti sono del tutto insufficienti, i soldi stanziati troppo pochi.</p>
<p><strong>Yes, We Camp!</strong> <strong>per urlare tutti fuori dalle tende, ora!</strong> Si requisiscano le case sfitte o invendute, si installino container, roulotte, casette di legno.</p>
<p><strong>Yes, We Camp!</strong> per affermare che <strong>tutti gli aquilani debbono tornare all’Aquila</strong>. Non si pensi a settembre di sistemare un solo abitante fuori dal proprio comune, in alberghi della regione. Ci opporremo a questa deportazione con ogni mezzo necessario.</p>
<p><strong>Yes, We Camp!</strong> per constatare che <strong>si sono persi inutilmente tre mesi</strong>: nessuna opera di ricostruzione, solo lavori per il G8.</p>
<p><strong>Yes, We Camp!</strong> per denunciare il <strong>processo di devastazione ambientale e sociale</strong> del nostro territorio perpetrato mediante la localizzazione del piano C.A.S.E. Non vogliamo una grande new town diffusa!</p>
<p><strong>Yes, We Camp!</strong> per informare tutto il mondo del processo di militarizzazione e <strong>confisca degli elementari diritti costituzionali</strong> nei campi: di informazione, di riunione, di espressione.</p>
<p><strong>Yes, We Camp!</strong> vuol dire <strong>100% ricostruzione, trasparenza, partecipazione</strong>. Non accettiamo decisioni prese dall’alto che non hanno a cuore al bene del territorio ma vanno a beneficio delle solite clientele e speculazioni.</p>
<p><strong>Yes, We Camp!</strong> è la nostra ironia per dire a tutti che <strong>siamo vivi e determinati a difendere e far rinascere la nostra Terra</strong>.</p>
<p>La targa all’ingresso del Castello dell’Aquila è ancora intatta.</p>
<p>La apposero i dominatori spagnoli nel cinquecento e recita:</p>
<p><em>“ad reprimendam audaciam aquilanorum”</em></p>
<p><em><strong>fonte:</strong> </em><a href="http://www.3e32.com/" target="_blank">www.3e32.com</a></p>
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		<title>B-city 02&#124;07&#124;09</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 10:12:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[B-city [foto] B-city [video] siete tutti invitati in Bici 02/07/09 ore 18.00 Pzza Carducci [BO]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a style="text-decoration: none;" href="http://www.flickr.com/photos/b-city/show/"><img class="alignnone size-medium wp-image-4892" title="imm copia" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/06/imm-copia-365x283.jpg" alt="imm copia" width="365" height="283" /></a></p>
<p><strong>B</strong>-city <a href="http://www.flickr.com/photos/b-city/show/">[foto]</a></p>
<p><strong>B</strong>-city <a href="http://www.youtube.com/watch?v=98qc-ibOr3E">[video]</a></p>
<p>siete tutti invitati in Bici<br />
02/07/09 ore 18.00 Pzza Carducci [BO]</p>
<p><span id="more-4891"></span></p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-4893" title="noname" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/06/noname-530x372.jpg" alt="noname" width="530" height="372" /></p>
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